“Ottimo potenziale”. Per un agente italiano significa semplicemente “c’è da lavorarci su”. Per un acquirente inglese, invece, può suonare come una profezia sinistra, per esempio: “prima di entrarci a vivere passeranno tre anni di cantiere”.

Visto che Halloween bussa alla porta siamo in vena più di “scherzetti” che di dolcetti e abbiamo deciso di compilare un vero dizionario immobiliare “dell’orrore”: una raccolta di espressioni che usiamo ogni giorno negli annunci, quasi senza pensarci, e che una volta tradotte male (o non tradotte affatto) si trasformano in fantasmi capaci di far scappare a gambe levate chi sogna di comprare casa in Italia.

Perché per vendere all’estero non basta avere un buon immobile: bisogna anche saperlo raccontare con le parole giuste. Lo ripetiamo come una formula magica, perché repetita iuvant.

E, a dirla tutta, la maledizione non colpisce solo chi compra da Londra o da Monaco di Baviera. Anche un acquirente italiano apprezza un annuncio chiaro, preciso e senza formule da decifrare come antiche pergamene: quante volte un “ottimo potenziale” ha fatto venire i brividi anche a chi abita a due chilometri? Spiegarsi bene conviene sempre, in qualsiasi lingua e su qualsiasi mercato.

Ora non vi rimane altro che accendere una candela e sfogliate con cautela.

Perché serve un dizionario immobiliare per i clienti stranieri

Pensa a come cerca casa un acquirente straniero. Non può passare in agenzia, non può fare due chiacchiere con il vicino e nemmeno vedere l’immobile mentre va al lavoro. Tutto quello che sa, lo sa dall’annuncio. Ed è sulla base di quelle poche righe che decide se vale la pena prendere un aereo.

In questa situazione ogni parola ambigua diventa un dubbio, e ogni dubbio, a mille chilometri di distanza, si trasforma molto facilmente in un clic verso un altro immobile. Vediamo allora quali sono le voci più pericolose del nostro dizionario immobiliare e come possiamo riscriverle.

1. “APE”

Per un agente italiano l’APE (Attestato di Prestazione Energetica) è un documento indispensabile, quello che indica la classe energetica della casa. Il traduttore automatico, però, non ha dubbi: “ape” è un insetto. Così l’acquirente inglese legge “bee” e si ritrova davanti a un annuncio che sembra includere nella vendita un’ape, o magari un intero alveare in soffitta. Altro che casa stregata: qui il ronzio sospetto è garantito. La soluzione è scrivere per esteso il nome del documento e, soprattutto, il dato che interessa davvero: “Classe energetica C”.

2.”Rustico da ristrutturare”

Quando scriviamo “rustico da ristrutturare” pensiamo a una casa di campagna piena di fascino, con qualche lavoro da fare. Lo straniero, però, potrebbe leggere tutt’altro: si immagina un rudere senza tetto, l’edera che entra dalle finestre e una colonia di pipistrelli che si è già sistemata nel camino. Più casa stregata che casa di campagna (Per rimanere in tema).

Il modo per rassicurarlo è descrivere lo stato reale dell’immobile. Il tetto è stato rifatto? Gli impianti vanno sostituiti? I muri portanti sono solidi? Più sei preciso, meno spaventi. Una frase come “Casale in pietra di 180 mq, tetto rifatto nel 2021, impianti elettrico e idraulico da rifare, struttura in buono stato” dice molto di più, e soprattutto non lascia spazio all’immaginazione.

3.”Ottimo potenziale”

Chi scrive “ottimo potenziale”probabilmente pensa a un sinonimo di promessa e che, con un po’ di investimento, la casa può diventare splendida. Per chi legge dall’estero, invece, suona come un avvertimento. Quello che vede è un pozzo senza fondo in cui gettare i risparmi di una vita.

Meglio allora raccontare il potenziale in modo concreto. “Il fienile di 80 mq può diventare una dependance per gli ospiti” vale più di mille aggettivi. E se hai a disposizione un preventivo o un progetto già approvato, citalo: è il modo migliore per trasformare un’incognita in un’opportunità.

4.”Libero al rogito”

Per un agente italiano non c’è niente di più chiaro: la casa sarà completamente vuota nel momento in cui viene firmato l’atto notarile di compravendita. Il problema è che lo straniero non sa cos’è un rogito, e il traduttore automatico nel frattempo ha prodotto qualcosa che suona come una formula esoterica. La soluzione è semplice: basta dirlo con parole di tutti i giorni, per esempio “disponibile subito dopo la firma dell’atto di vendita”.

5.”Tranquillo e riservato”

Con “tranquillo e riservato” vogliamo dire che non ci sono vicini rumorosi. Ma chi legge da lontano rischia di immaginare l’ultimo negozio a 40 minuti di macchina, nessun segnale telefonico e una strada sterrata che a novembre si trasforma in un fiume.

Invece di lasciarlo con il dubbio, indica se possibile le distanze reali da paese, supermercato, scuole e aeroporto, e specifica che tipo di copertura internet c’è. La tranquillità è un valore, e merita di essere raccontata. L’isolamento scoperto all’ultimo momento, invece, no.

6.”A pochi minuti dal centro”

Quanti sono “pochi minuti”? Dipende: in auto o a piedi, con il traffico o senza, e spesso con una buona dose di ottimismo. Lo straniero, intanto, si vede già uscire di casa a piedi per il cappuccino del mattino. Poi arriva sul posto e scopre che quei “pochi minuti” sono 25 di tornanti.

Per evitare la delusione, indica sempre tempo e mezzo di trasporto insieme: “5 minuti a piedi” oppure “15 minuti in auto”. Due parole in più, e nessuna brutta sorpresa.

7.”Ampio terreno”

Per noi “ampio terreno” significa semplicemente tanto spazio verde. Chi legge dall’estero, invece, immagina un bel giardino all’inglese, e solo dopo scopre che si tratta di tre ettari di bosco in pendenza.

Qui i numeri fanno tutta la differenza. Indica la superficie esatta, il tipo di terreno (giardino, uliveto, bosco, vigneto) e se è pianeggiante o in pendenza. “Terreno di 5.000 mq, di cui 1.500 mq di giardino pianeggiante e 3.500 mq di uliveto con 60 piante” permette all’acquirente di farsi un’idea precisa prima ancora di partire.

8.”Rif. cat. A/2, p.t., risc. aut.”

Sigle e abbreviazioni ci servono per risparmiare spazio e dare in fretta i dati tecnici essenziali. Ma per uno straniero sono un codice segreto, o peggio una maledizione.

La regola è scrivere le parole per intero: “piano terra, riscaldamento autonomo”. Le sigle, infatti, non si traducono: semplicemente si perdono.

9.”Trattativa riservata”

Scrivendo “trattativa riservata” vogliamo dire che il prezzo si comunica in privato, a chi è davvero interessato. All’estero, però, questa scelta viene letta in due modi, entrambi poco incoraggianti: “se devo chiedere il prezzo, non posso permettermelo”, oppure “c’è qualcosa da nascondere”. Poi c’è chi magari per curiosità fa una richiesta di informazioni, perché un click a un acquirente fuori target costa poco, per l’agente immobiliare diventa invece dispersione di forze.

Le alternative non mancano. La più efficace è indicare un prezzo chiaro, anche se trattabile, per esempio “450.000 €, trattabili”. Se il venditore preferisce non esporre la cifra esatta, si può indicare una fascia, come “tra 400.000 e 450.000 €”. E se la riservatezza è davvero necessaria, conviene spiegarne il motivo e dare almeno un’indicazione di massima: “Prezzo su richiesta per volontà della proprietà, immobile nella fascia oltre 1 milione di euro”. In questo modo l’acquirente capisce subito se l’immobile è alla sua portata, e tu ricevi contatti più qualificati.

10.”Da vedere!”

Con “da vedere!” stiamo dicendo, in sostanza, “è bella, fidati”. Ma lo straniero si chiede, giustamente: se non mi dici tu cosa c’è di bello, perché dovrei prendere un aereo per scoprirlo?

La risposta è dirglielo. La vista sul lago, il portico, la luce del tramonto che entra in soggiorno: sono questi i dettagli che fanno venire voglia di partire. Meglio descriverli che lasciarli immaginare.

Niente panico, però: se il tuo annuncio è su Gate-away.com, arriverà all’estero tradotto con le parole che usa davvero il mercato immobiliare internazionale.

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