Oggi il rapporto tra donna e lavoro è spesso una questione di equilibrio: tra responsabilità professionali, vita familiare e spazio per sé. Un equilibrio che non dipende solo dalla capacità individuale di organizzarsi, ma anche dal contesto in cui si lavora. Le politiche aziendali, la cultura organizzativa e il grado di flessibilità nel lavoro possono fare una differenza reale, trasformando una sfida quotidiana in un percorso più sostenibile per le persone, in particolare le donne, e per le aziende.

In occasione della Giornata Internazionale della Donna abbiamo scelto di affrontare questi temi con uno sguardo concreto, lasciando in secondo piano i toni celebrativi. Parlare davvero della donna nel mondo del lavoro oggi significa infatti confrontarsi con questioni reali: equità salariale, flessibilità organizzativa, smart working e un utilizzo consapevole del part-time.

Ma soprattutto significa riconoscere il valore di un elemento fondamentale: un rapporto di fiducia solido e reciproco tra azienda e persone.

Per questo abbiamo raccolto la testimonianza della nostra Alessandra Sbaraglia, responsabile amministrativa e madre di tre figli. Il suo racconto offre uno sguardo diretto su come si affrontano, giorno dopo giorno, responsabilità professionali e familiari, tra organizzazione, priorità e scelte che cambiano nel tempo. Un’esperienza concreta che aiuta a dare forma e significato ai temi di cui si parla spesso in modo astratto.

Qual è stata la sfida più concreta nel conciliare un ruolo di responsabilità con l’essere madre di tre figli?

La sfida più grande è stata organizzare al meglio tutti gli impegni familiari e lavorativi, cercando di conciliare le esigenze di tutti. Non si tratta solo di gestire il lavoro, ma anche di educare i figli e permettere loro di coltivare le proprie passioni, senza rinunciare allo stesso tempo ai propri interessi personali. Per me e mio marito è sempre stato importante che la famiglia potesse crescere mantenendo i propri spazi e le proprie attività. Crediamo infatti che dedicare tempo e attenzione all’educazione dei figli abbia un valore che va oltre la famiglia, perché contribuisce in modo positivo anche alla società nel suo insieme.

Hai mai pensato che carriera e famiglia fossero inconciliabili?

In passato conciliare lavoro e famiglia era più complicato. Anche lavorando part-time mancavano spesso l’attenzione e l’elasticità organizzativa necessarie, e trovare un equilibrio tra vita privata e professionale richiedeva uno sforzo continuo. Con il tempo le cose sono cambiate. In questa azienda ho trovato grande disponibilità nel gestire le esigenze familiari e una reale flessibilità. Allo stesso tempo ho avuto la possibilità di crescere professionalmente, grazie a percorsi di formazione e a obiettivi chiari che mi hanno permesso di sviluppare nuove competenze. È proprio questo tipo di approccio, attento alle persone e alla loro crescita, che rende più concreto e sostenibile l’equilibrio nella vita di una donna (e non solo).

Il part-time viene spesso visto come un freno alla carriera. Nella tua esperienza è stato uno strumento di equilibrio o un compromesso?

Lo considero uno strumento di equilibrio. Se gestito in modo intelligente può diventare un’opportunità, non solo per le donne ma anche per gli uomini, perché aiuta a organizzare meglio il tempo tra lavoro e vita personale.

Molto dipende dall’atteggiamento dell’azienda. Quando c’è apertura e una visione lungimirante, il part-time può essere modulato nel tempo in base alle esigenze della persona e dell’organizzazione. Nel mio caso, ad esempio, per diversi anni ho lavorato con un orario di sei ore. Con la crescita dei figli e rispondendo alle nuove esigenze dell’azienda, sono state aumentarlo aumentate a sette, di cui due ore da casa. Ciò mi permette di pranzare con la famiglia, di rimettermi al lavoro e, dalle 16 in poi di gestire il resto della giornata tra gestione figli e interessi vari.

(La nostra Alessandra o “super Alessandra”, come la chiamano in campo, ha addirittura vinto da poco un torneo di padel regionale! ndr)

Quando il lavoro viene misurato sui risultati e non sulla semplice presenza cambia molto, sia per l’azienda sia per le persone. La flessibilità permette di gestire meglio i diversi momenti dell’attività: ci sono periodi più intensi, legati, nel mio caso, a scadenze fiscali o a progetti specifici, e altri in cui il lavoro è più ordinario. Avere margini di autonomia nella gestione del tempo consente di affrontare le fasi più impegnative con maggiore concentrazione e di lavorare in modo più efficace.

Parità salariale: quanto conta davvero in un’azienda?

La parità salariale dovrebbe essere un principio naturale: il compenso deve essere legato al ruolo, alle responsabilità e alle competenze, non al fatto di essere uomo o donna. In questa azienda le persone vengono valutate per il lavoro che svolgono e per il valore.

In generale, credo comunque che la trasparenza nei percorsi professionali sia fondamentale per ridurre eventuali divari. Sapere quali sono gli obiettivi, quali competenze sviluppare e quali possibilità di crescita esistono permette a tutti, donne e uomini, di costruire il proprio percorso in modo consapevole, senza disparità. Parlare apertamente di questi temi e impostare criteri chiari aiuta le aziende a creare ambienti di lavoro più equi e a valorizzare davvero le competenze delle persone.

Donna e lavoro: una scelta culturale

La testimonianza di Alessandra mostra come parlare di donna e lavoro oggi significhi andare oltre stereotipi e semplificazioni. Flessibilità negli orari, part-time gestito in modo intelligente, smart working e strumenti di welfare non sono solo soluzioni per affrontare esigenze familiari: rappresentano scelte che incidono sulla qualità del lavoro e sul benessere delle persone.

Quando un’azienda investe davvero nel benessere di chi lavora, i benefici sono concreti: migliora il clima interno, cresce il coinvolgimento delle persone, si favoriscono percorsi di crescita più equi e si contribuisce a ridurre il divario di genere.

Alla base di tutto c’è però un elemento essenziale: la fiducia reciproca. Da una parte l’azienda deve credere nella responsabilità delle persone; dall’altra chi lavora deve dimostrare consapevolezza e rispetto per le opportunità che gli vengono offerte. Quando questo equilibrio funziona, il lavoro diventa più efficace e le persone si sentono davvero parte di un progetto comune.

È da qui che può nascere un modello di lavoro più moderno, in cui vita professionale e vita personale non si escludono, ma trovano un equilibrio sostenibile.

Ed è proprio questo, per noi di Gate-away.com, il significato più autentico dell’8 marzo: continuare a costruire ogni giorno un ambiente di lavoro equo e attento alle persone.