Gate-away.com punta sullo smart working

By 27 Febbraio, 2020

Dalla flessibilità nella gestione degli orari, al lavoro da casa per una neomamma. Se Gate-away.com ha sempre cercato di andare incontro alle esigenze dei propri dipendenti, da settembre scorso ha introdotto ufficialmente delle politiche di smart working, garantendo loro una maggiore autonomia.

Smart working: flessibilità di orario da Gate-away.com
Smart working: flessibilità di orario da Gate-away.com

L’orario diventa flessibile, in entrata e in uscita e per la durata della pausa pranzo. I dipendenti decidono rispetto alle proprie esigenze: dall’ora di sport a pranzo, alla corsa mattutina, ai bambini da portare e riprendere da scuola.

Tina Ciabò, account manager dell’azienda, ha usufruito di queste nuove politiche e ci racconta la sua esperienza. Le è stato proposto, dopo 5 mesi di maternità (1 mese prima del parto e 4 mesi dopo) di lavorare da casa.

Smart working per una neomamma: la storia di Tina

Tina: “Non avrei potuto lasciare la mia Maria Celeste a 3 mesi e mezzo. Quando l’azienda mi ha proposto la soluzione di lavorare da casa, con un un contratto di tre mesi, l’ho colta al volo, nonostante i mille dubbi: non sapevo se sarei riuscita a organizzarmi al meglio. L’azienda mi ha fornito il pc e tutti i collegamenti ai programmi fondamentali per il mio lavoro”.

Smart working: Tina Ciabò
A distanza di un mese, come ti trovi?

“Riesco a lavorare perché la bambina sta con mia madre e, all’occorrenza, posso intervenire io. Ho deciso di lavorare a casa di mamma perché una volta che ho pensato a mia figlia non mi guardo intorno per eventuali faccende domestiche o cose da sbrigare e riesco a concentrarmi meglio”.

E con tua figlia come va?

“Siamo passate da 24 ore su 24 insieme, al primo distacco. Devo ammettere che se, a livello fisico, la stanchezza la sento di più, mentalmente mi riposo un pochino. E i miei impegni lavorativi scandiscono i ritmi di mia figlia”.

Smart working, quali sono i pro?

“Innanzitutto di poter continuare ad allattare completamente mia figlia percependo uno stipendio pieno. Riesco poi a concentrarmi di più nel silenzio di casa, forse perché quando si ricomincia un lavoro come il mio si parte a bomba. Sto imparando sempre più a organizzare il lavoro secondo i miei orari: un cliente mi ha detto se ci potevamo sentire alle 13, ho detto sì, in ufficio avrei rimandato la telefonata al pomeriggio”.

L’altra cosa positiva del lavoro da casa è che non ingrasso (ride Tina, NDR). Sono famosi i fika time di Gate-away.com (pause caffè in ufficio). Non mangiavo tanti dolci prima di rimanere incinta, ora invece mi è rimasta la voglia”.

E i contro?

“Mi manca il confronto con i colleghi, la battuta che smorza la stanchezza, che rende le ore lavorative più veloci. Anche se mi relaziono molto con loro per telefono e partecipo alle riunioni in ufficio.

Per l’organizzazione del mio lavoro attuale, i contro sono nel caso per mia madre, che adegua i suoi orari ai miei. Ma devo ammettere che il nostro rapporto è molto migliorato: litighiamo molto meno da quando siamo una squadra”.

Come vedi il futuro?

“Questa esperienza mi aiuterà a capire come mi dovrò muovere dopo lo svezzamento. Dovrò decidere se spezzare la giornata lavorativa oppure fare le 6 ore di seguito. In tutta sincerità, all’inizio ho provato un grande timore di non riuscire in questa avventura, ma poi è prevalso il mio carattere: io ce la metto sempre tutta!”.

Secondo il Global Workspace Survey di IWG (Information Workers Group), il 59% delle aziende italiane ha messo in atto politiche di lavoro flessibile. Una percentuale ancora molto lontana dall’80% della Germania e dal 75% dell’Olanda, ma che pone l’Italia sostanzialmente in linea con Spagna (61%)e Francia (60%), mentre in Usa e Uk le percentuali sono leggermente maggiori (69% e 68% rispettivamente).